Benvenuto piccolo Leonardo.

Tra una settimana Leonardo compirà il suo primo mese!
Il 22 marzo alle 4 del mattino mi sono svegliata con una strana sensazione: sentivo che c’era qualcosa di diverso in me, sono andata in bagno e ho pensato “vuoi vedere che ci siamo?”. Poi è arrivata la prima contrazione e ho svegliato subito mio parito per farmi portare in ospedale. SI! Quello era il giorno.

Appena arrivati in pronto soccorso sono stata trasferita in reparto dove mi hanno attaccata al macchinario per il monitoraggio della gravidanza. Le contrazioni ancora molto distanti tra loro erano dolorose e temevo che mi rimandassero a casa. Alla fine della visita l’ostetrica mi ha confortata dicendo “Senti, noi adesso ti ricoveriamo, ma non è detto che arrivino le contrazioni giuste”. Continue reading “Benvenuto piccolo Leonardo.”

ECO CHALLENGE – DAY 4 & 5

“Today, I will look for ways to be creative in reusing what I already have.”

La mia eco challenge è terminata e mi sto ritrovando ora ad aggiornare a causa di una serie di imprevisti – previsti – della gravidanza… ho deciso così di unire due giornate della mia esperienza in un articolo solo, in modo da tenere aggiornato questo diario.

La missione del quarto giorno era riutilizza oggetti e per me non è stato difficile portare a termine il compito poiché normalmente riutilizzo sempre tutto. Non parlo di oggetti che acquisto – perché faccio raramente shopping – ma di quello che ho già in casa.

Durante i primi mesi dello scorso autunno ho letto “96 lezioni di felicità“, un libro scritto nel 2012 da Marie Kondo. Marie Kondo è una ragazza giapponese scrittrice di economia domestica che regala consigli per una vita serena tra le mura di casa. Ha ideato il metodo Konmarie attraverso il quale insegna a come liberarsi del superfluo per rimanere circondati esclusivamente da cose che “brillano” di luce propria e ci rendono felici. Ho fatto dei suoi insegnamenti uno stile di vita per cui ho poche cose e le utilizzo sempre, ma di questo stile di vita minimal avevo già in programma di parlarne in un secondo momento.

Per quanto riguarda, invece, il riutilizzo di oggetti che normalmente finiscono nella spazzatura (barattoli di vetro, contenitori di plastica, vaschette… etc) si potrebbe aprire un capitolo. Vorrei parlare di una cosa che mi è successa settimana scorsaRisultati immagini per reuse milkshake plastic glass plant: ho sorpreso mio papà con uno di quei bicchierini di plastica dei milkshake di una nota catena di cui non farò il nome. Mentre ciucciava dalla cannuccia lo guardavo incuriosita pensando già che uno volta finita la bevanda gli avrei chiesto di regalarmi il bicchiere e così ho fatto.

A cosa ti serve?
Non mi serve, gli ridò un nuovo uso altrimenti finirebbe a galleggiare nell’oceano.” gli ho risposto ed ho aggiunto “Ma è proprio così buono rispetto a quelli che si fanno in casa con gli ingredienti freschi che decidi tu al momento?
“Ovviamente no, ma è comodo quando sei in giro.

Da questa risposta ho potuto constatare che nel 2017 siamo arrivati ad essere schiavi di quella che chiamiamo “comodità“, da quello che accettiamo come cibo preparato da altri che ci fa risparmiare del tempo e dal finto bisogno che abbiamo di acquistare un prodotto che ci viene offerto ad un prezzo molto economico… Il tempo, c’è sempre il tempo dietro a questa cosa…

Ho preso il contenitore, me lo sono portato a casa, l’ho lavato e l’ho messo da parte. Poi ho fatto quello che normalmente faccio quando ho delle belle idee: ho preso il mio quadernino creativo ed ho cominciato a disegnare quello che avevo in mente di fare con quel barattolo e con tutte le altre cose che ho “collezionato” questa settimana. Terrarium. Bellissimi terrarium che farò questo fine settimana.

“Today, I will recycle what I cannot refuse, reduce or reuse.”

Ricicla come se non ci fosse un domani. Questa challenge è nata in America dove a questo punto comincio a pensare che non esista un metodo di raccolta differenziata adeguato come invece è presente qui. Quando sono stata a New York ricordo solo che tutto si buttava insieme a tutto nei sacconi neri – un po’ come succedeva qui a Milano anni e anni fa – e la stessa cosa avveniva a Los Angeles. Piccola differenza, invece, a San Francisco dove ho visto molti senzatetto girare con carrelli pieni di bottiglie di plastica e lattine di alluminio che riciclavano in cambio di denaro.

La missione del giorno mi pareva una cosa talmente ovvia e rientrante nella vita di tutti i giorni che l’ho portata a termine senza nemmeno dovermi preoccupare di mantenere controllati i miei soliti modi di fare, o forse qualcosa è cambiato in me?

ECO CHALLENGE – DAY 3

Today, I will reduce my consumption of goods that leave behind waste to spark joy for those around me.”

La missione di ieri è stata riduci il tuo impatto ambientale ed i consigli che ho ricevuto via mail sono stati molto chiari da tenere a mente, ma altrettanto difficili da mettere in pratica.

  • Sii consapevole di ogni oggetto monouso che acquisti e pensa ad un modo per abbassare il suo impatto ambientale.

Qui mi è tornato in mente l’altro giorno quando volevo acquistare le banane e mi sono trovata a scegliere se acquistare quelle BIO, con un imballaggio di cartone plastificato avvolto da una pellicola trasparente di plastica anch’essa, se acquistare delle banane normali, con vaschetta di plastica e pellicola di plastica, o se acquistare quelle sfuse e pesarle.

  • Scegli prodotti con poco imballaggio o guarda se gli imballaggi utilizzati sono riciclabili o fatti a loro volta da materiale riciclato, evitando la plastica e le vaschette.

Appunto. La mia scelta è stata acquistare le banane sfuse, pesarle e applicare il prezzo direttamente sulla buccia del frutto. Mi sono permessa di fare una cosa simile in un grande supermercato solo perché conosco i gestori, ma non è possibile a tutti fare cose così. E se al posto delle banane avessi dovuto comprare delle noci? O dei broccoli? Mica posso mettere il prezzo sul broccolo e portarmelo in mano fino alla cassa… questa cosa mi ha dato del filo da torcere.

In una società dove il consumismo è all’ordine del giorno e dove ogni singola cosa acquistata è imballata con almeno 2 materiali diversi – tra cui la plastica – è facile rendersi consapevoli del fatto che acquistando un determinato prodotto si creerà spazzatura ed è difficile mettere in pratica delle “tattiche” per rendere la cosa inevitabile.

Sono riuscita a trovare risposte ai miei quesiti su internet, dove ho avuto modo di scoprire che esistono tantissimi/e blogger a zero impatto ambientale e ne sono rimasta colpita. Non pensavo che al mondo potesse esistere gente capace di ispirarti anche solo guardandone il volto e piccole fotografie su instagram… affascinanti! Grazie a loro ho appreso che la cosa migliore da fare è evitare le grandi catene di distribuzione per concentrarsi su quelle piccole, come i piccoli negozi di ortofrutta o i piccoli allevatori se si è consumatori di latte, uova e/o carne. Sul metodo di trasporto a casa, vorrei sorvolare perché prima di dire quello che si potrebbe fare vorrei sperimentare in prima persona.