Mochi e ossessioni.

Sono cresciuta giocando a pallone coi vicini di casa e surfando per la strada con lo skateboard. A volte è capitato anche di prendere la graziella e fare i giretti al lido con due amiche, due nel senso: una in piedi sul portapacchi e l’altra seduta sul manubrio mentre io, nel mezzo, pedalavo. Delle selvagge in pratica.

A casa dei miei non ho mai avuto un pc nel periodo della mia adolescenza e a scuola non ci facevano mai entrare in aula computer. Ricordo che quando nel 2005 ho iniziato a lavorare Diego, il mio ex collega, si è avvicinato a chiedermi “sai navigare?” – “che domande sono?” gli ho risposto “certo che so navigare, sono cresciuta al mare!” e da lì ha cominciato a farmi delle lezioni avanzate di informatica per formarmi al lavoro. L’inizio della mia carriera e della mia fine. Dico fine perché da quando ho scoperto internet ho cominciato a sviluppare un’attrazione ossessiva verso il Giappone. Tutto ciò che è giapponese per me è oro colato.

Ai tempi esistevano i windows live space ed è stato lì che ho aperto il mio primo blog della storia che in realtà è stato Diego ad aprire convincendomi che sarebbe stata una cosa divertente scrivere su un blog e confrontarmi con altre persone e ho conosciuto Akimoto. Era un ragazzo giapponese che all’inizio mi sembrava strano: io non sapevo bene l’inglese, lui nemmeno e in chat mi mandava delle foto buffe dove indossava oggetti tipo collanine, magliettine divertenti e bracciali con perline candy e glitter… poi ho capito che erano tutti doni che collezionava e che aveva ricevuto in swap da amici sparsi per il Mondo e mi ha chiesto se volevo farne uno con lui. Ho accettato. Lui ha voluto una T-shirt simpatica e dei dolci italiani, io ho voluto solo delle bacchette in legno per mangiare, ma siccome aveva soldi che avanzavano del budget che avevamo stabilito mi ha voluto inviare anche dei Mochi.

I Mochi sono dei tradizionali dolci giapponesi ( Wagashi ) a base di riso glutinoso tritato e pestato fino ad ottenere una morbida pasta bianca appiccicosa che, nonostante si possa consumare così com’è, è anche la base della gran parte dei dolci nipponici come i Daifuku, i Gyuhi o i Dango. L’altra mattina ho voluto provare a farli in casa e devo dire che la loro preparazione è molto semplice e non richiede particolari doti culinarie, la difficoltà arriva quando bisogna mangiarli. Akimoto mi aveva infatti detto che durante le feste molti turisti rischiano addirittura di soffocare quando li mangiano perché abituati ad altri tipi di dolci con consistenze diverse, il mio consiglio è di procedere a piccoli morsi e di accompagnarli con una bevanda calda come il tè verde.

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Tempo di preparazione:
10 minuti
Tempo di cottura:
8 minuti / nel microonde
Totale tempo:
18 minuti
Ingredienti:

1 tazza di farina di riso glutinoso
1/4 di tazza di zucchero
1 pizzico di sale
3/4 di tazza di acqua
coloranti alimentari naturali in polvere
maizena q.b.

Procedimento: 

  1. In una terrina capiente versa la farina di riso glutinoso, il colorante alimentare e lo zucchero amalgamandoli tra loro con un pizzico di sale.
  2. Aggiungi l’acqua e mescola fino ad ottenere una pappetta omogenea, copri con la pellicola trasparente e metti il recipiente nel forno a microonde per 4 minuti.
  3. Terminata la prima cottura mescola l’impasto che risulterà molto appiccicoso, ricopri con la pellicola e metti nel forno a microonde per altri 4 minuti.
  4. Terminata la seconda cottura l’impasto risulterà molto colloso e per evitare che si appiccichi tutto sulle dita aiutati con della maizena in modo che l’impasto diventi liscio e, quando è ancora caldo, forma le palline di Mochi.

Fammi sapere con un commento se ti è piaciuta la ricetta e se anche tu hai delle passioni/ossessioni non esitare a raccontarmele.

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7 thoughts on “Mochi e ossessioni.

  1. infuso di riso

    sei troppo avanti silvia!!!!!!!!!!!!!
    ps ma sai che leggere i tuoi ricordi della bici dove ti caricavi dietro o sul manubrio un amica mi ha fatto ripensare proprio alla stessa abitudine che avevo io da piccola!!!!!!!!!!
    buona serata cara
    daniela

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