VEGAN-CHOCO COOKIES

Ho sempre voluto imparare a fare i cookies sin da bambina, li vedevo nelle mie serie tv americane preferite ed erano troppo invitanti! Ho trovato nel mio vecchio blog una ricetta che stava andando nel dimenticatoio, una perla gentilmente regalata da una vecchia amica di San Francisco che ho rivisitato.

Ai tempi ero intollerante al lattosio ed ho voluto trasformare la ricetta anche per condividerla con gli amici vegani e con mio stupore ci ho anche azzeccato!

vegan-cookies

Ingredienti per 6 persone:
150g di farina integrale
40g di cacao amaro
100g di nocciole tritate grossolanamente
40g di fruttosio
1 cucchiaino di lievito per dolci
1 pizzico di sale
40g di olio di semi di girasole
30g di olio di cocco
7 cucchiai di latte di soia

Estratto di  vaniglia

Procedimento:
In una ciotola versa olio di cocco e olio di semi di girasole e amalgama con una frusta fino a quando l’olio di cocco non sarà bene amalgamato, aggiungi il fruttosio continuando a mescolare ed infine il latte di soia. A questo punto aggiungi la farina, il cacao, il pizzico di sale e il lievito setacciati con l’estratto di vaniglia. Amalgama con la frusta fino a quando il composto non sarà denso. Aggiungi le nocciole tritate e mescola l’impasto con un cucchiaio di legno. Scalda il forno a 180°C.
Con un cucchiaio preleva delle palline di impasto e adagiale su una teglia ricoperta da carta da forno avendo cura di distanziarle tra loro perché in cottura cresceranno molto. Inforna per 15 minuti. Una volta cotti i biscotti saranno ancora molto morbidi, lasciali raffreddare sulla teglia e diventeranno croccanti.

ALLATTAMENTO: AL SENO O ARTIFICIALE?

Allattare è difficilissimo, forse più difficile del travaglio e del parto stesso. C’è bisogno di molta pazienza e coordinazione col proprio cucciolo e per entrambi è una nuova esperienza.

Durante i giorni di degenza sono stata seguita più volte dalle ostetriche del nido per l’allattamento, Leonardo è nato piccolo ed con il seno molto grosso ha fatto fatica a capire come fare. Nei 2/3 giorni dopo il parto la mamma non ha latte, ma colostro, una sostanza ad alto contenuto proteico che aiuta il neonato a soddisfare la fame e ad assimilare i primi anticorpi. Dal IV° giorno inizia la montata lattea.

Quando sono stata dimessa non avevo ancora latte ed il rientro a casa è stato traumatico: nonostante sia passato un mese e nezzo riesco ancora a sentire l’ansia di quel sabato… Leonardo non riusciva ad attaccarsi e quando ci riusciva e succhiava non usciva nulla quindi si arrabbiava e piangeva, sono dovuta passare all’integrazione artificiale subito.

Sono entrata quasi in depressione perchè per me la mancanza di latte è rappresentata un fallimento, una sconfitta molto pesante. Col passare delle settimane ho però imparato una cosa: non essere in grado di allattare non significa essere una madre pessima e vedere Leonardo che cresce ogni settimana nonostante l’artificiale mi rende felice. L’allattamento al seno è molto importante perchè non c’è nulla di meglio della qualità del latte materno, ma quando non è possibile non bisogna sentirsi in colpa o sentirmi come mi sono sentita io… se c’è un consiglio che posso dare è quello di fare un respiro profondo e rasserenarsi perchè quando non è possibile una cosa c’è sempre un’alternativa.

CO-SLEEPING

Dormire nel lettone con mamma e papà si o no?

Quando in ospedale hanno portato Leonardo nella mia stanza era dentro all culla, le 12 ore di travaglio lo avevano reso esausto ed ha dormito quasi tutto il giorno da solo e sereno. Arrivata l’ora di spegnere le luci, l’ostetrica è entrata in camera, ha preso il piccolo e lo ha messo nel letto con me dicendo che era meglio farlo dormire vicino perchè tanto da solo in culla non ci sarebbe stato e così ho fatto per tutti i giorni di degenza ed ho continuato anche a casa.

Ci sono molti pareri riguardanti il co-sleeping; alcuni lo consigliano per evitare di rendere traumatici i mesi dopo il parto: il neonato, abituato nel pancione per 9 mesi, piange spesso per avere il contatto e sentire l’odore della mamma e cerca in tutti i modi di starle vicino per ricreare le condizioni in cui è stato fino al momento della nascita; altri invece lo sconsigliano fortemente per evitare di schiacciarlo durante il sonno, di fargli male, di farlo cascare dal letto o di soffocarlo. La mia pediatra appartiene alla seconda linea di pensiero: NEL LETTONE ASSOLITAMENTE NO! Così ho cominciato ad organizzarmi per abituarlo a dormire da solo nel suo lettino, ma comunque sempre nella nostra stanza.

Il primo step è avere una culla, una navetta o un lettino da posizionere vicino al letto. Io ho la Lullago di Chicco, Culla da viaggio Lullago Zip Light Greydiversa dalla next to me perchè non si apre di lato, ma comunque comoda perché si può trasformare in box. Mi trovo bene. Come secondo step mi sono ingegnata per creare un giaciglio comodo che simula un abbraccio e che faccia sentire Leonardo avvolto come se fosse ancora in grembo: ho usato una traversina apposta acquistata da Prenatal con un materassino antisoffoco e delle coperte, ma si possono usare anche dei cuscinetti o degli asciugamani arrotolati. Come terzo step: TANTA pazienza. Io dopo tre settimane sono riuscita ad ottenere un buon risultato.

Il neonato ha bisogno di mangiare ogni 2/3 ore o comunque a sua richiesta per cui si sveglierà spesso nell’arco della notte. Il mio consiglio per facilitare la nanna dopo la poppata è di non essere pigre e di alzarsi subito non appena lo si sente fare i rumorini con la bocca, nutrirlo, fargli fare il ruttino tenendolo in braccio almeno 15 minuti o fino a quando non si sarà riaddormentato ed adagiarlo delicatamente e lentamente nella culla così continuerà a dormire nel suo giaciglio credendo di essere ancora in braccio. Un altro consiglio, il più importante, è prestare molta attenzione a quando si mette giù il neonato: bisognerebbe posizionare prima i piedi, poi il corpicino ed infine la testa, in questo modo si eviterà di far scattare il riflesso di Moro che sveglierà il piccolo con un soprassalto.

Trovo che il co-sleeping sia una cosa utile sia per la mamma che per il figlio. Non credo che una madre di notte possa girarsi e schiacciare nel sonno il proprio cucciolo, o almeno… io per 9 mesi sono stata abituata a dormire immobile supina e non mi sono mai mossa per paura di schiacciare il pancione, figuriamoci ora essendo consapevole di avere il bimbo con me nel letto… nonostante ciò faccio dormire Leonardo nel suo lettino perché ho notato che non è traumatico per lui avere uno spazio personale dove riposare e soprattutto che non piange per il distacco notturno.